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ONOMASTICO E COMPLEANNO

Nella Bibbia sono raccontate due “feste di compleanno”: quella del faraone e quella di Erode. Quest’ultimo, alla fine della sua danza, dona a Salomé la testa di Giovanni Battista. Forse per questo motivo, il compleanno concepito come rito religioso pagano fu rifiutato dai primi cristiani.
Nel medioevo, il cristiano vedeva nel battesimo una ‘rinascita’ e nelle feste dei santi il ricordo della loro ‘nascita’ alla ‘vera vita’. Non c’era posto per una celebrazione religiosa della ricorrenza della nascita. Questo, però, è pura teologia.

Fatto è che ben poche persone conoscevano la data del giorno e l’anno: era un numero e bisognava leggerlo. Non c’era ancora un’anagrafe civile (prodotto post rivoluzione francese) e poche persone sapevano il giorno di nascita; in quella religiosa, invece, era segnato il giorno del battesimo. Battesimo che, fino a poco tempo fa, doveva essere celebrato  entro l’ottavo giorno dopo la nascita. In effetti, se ricordate i vostri studi, Dante parla di limbo, quella zona pre-infernale dove vanno i non-battezzati; e una volta la mortalità infantile era assai alta.

Le ricorrenze religiose, invece, venivano ricordate dagli officianti e dalla maggior parte della gente. La festa del santo omonimo era quindi da preferirsi ed è anche il motivo per cui molti nomi adespoti non venivano accettati dalla chiesa cattolica, benché accettati dalla riforma protestante, e considerati alla stregua di soprannomi.
E quindi, per ricordare bene la data della nascita, era uso dare al neonato il nome del Santo del giorno: ad esempio, quanti Pasquale o Natale conoscete?

In Mesopotamia e in Egitto,  invece, veniva registrata la data e l’ora di nascita: serviva agli astrologi per calcolare l’oroscopo!
Comunque venivano festeggiati solo gli alti funzionari, il Re o il Faraone, come d’altronde fecero anche i Romani e i Persiani.

Marco Polo scoprì che la corte festeggiava solennemente la nascita del Kublai Khan (23 settembre 1215 – 18 febbraio 1294). Ne descrisse la festa con molti dettagli e, soprattutto, con molto stupore: segno che era una ricorrenza fuori dai soliti canoni.

Pur tuttavia, la cosa più interessante è che la festa di compleanno, così come la conosciamo oggi, è assai recente. L’invenzione viene attribuita ad un certo Goethe.
Goethe? Già! proprio lui!

Johann Wolfgang Goethe (immagine iniziale G. a Taormina – quale altra scegliere?) nacque il 28 agosto 1749 a Francoforte sul Meno, al dodicesimo rintocco del mezzogiorno, come ci racconta lui stesso, sotto una congiunzione astrale favorevole. Teneva moltissimo a tale ricorrenza, occasione di bilanci e previsioni, auguri e regalini di parenti e amici. Piccoli dolci lievitati, vari bretzel e altra pasticceria lo allietavano, fino a quando, nel 1802, il giorno del suo 53° compleanno decise per una torta speciale, di compleanno appunto. Non sappiamo quale fosse, le cronache non lo riportano, ma da quel giorno la festa di compleanno comincia a prendere forma.

La torta o il dolce è sempre stato considerato, fin dai tempi dei Sumeri, un cibo speciale, particolarmente sofisticato e paragonato al nutrimento degli dei.
Per la festa della dea della caccia Artemide (Diana per i Latini), in Grecia si usava offrirle dei dolci tondi con dei lumini sopra a imitazione della luna.

E, per l’appunto, vennero aggiunte al dolce di compleanno le candeline. La festa si tramuta in kinderfest, festa del bambino, che riceveva il dolce la mattina con tante candeline quanti gli anni che compiva, più una: la luce della vita! Rimanevano accese durante tutto il giorno e cambiate quando si consumavano.
Un po’ dopo, durante la Grande Guerra, si prese l’abitudine di esprimere un desiderio e spegnere con un soffio le candeline. Ad imitazione degli antichi greci che credevano che il fumo, generato dal soffio,  trasportasse le preghiere agli dei! (ma non sarà stato per risparmiare?)
Chiudo questo paragrafo con una battuta di Bob Hope (29 maggio 1903, 27 luglio 2003): Capisci che stai invecchiando quando le candeline costano più della torta.

E la canzoncina?
Facciamo un passo indietro. La prima persona che pretese fosse cantata una canzone proprio per il suo compleanno fu Luigi di Francia: volle il Te Deum. Era il 1605 e la sobria festicciola si ripeté negli anni successivi. Addirittura nel 1611, Luigi XIII, sovrano da meno di un anno,  si rifiutò di studiare perché era il suo compleanno! Giorno di festa e di riposo!

Mildred e Patty Hill, due sorelle insegnanti di una scuola nel Kentucky, composero nel 1893 la canzoncina “Good Morning to All” da cantare all’ingresso in aula. In poco tempo guadagnò popolarità e si trasformò nella ben nota “Happy Birthday To You“. I diritti d’autore, molto controversi, sono scaduti martedì 22 settembre 2015: il giudice federale stabilì che la canzone è di domino pubblico e può essere usata da tutti!
E  la Warner Chappell Music  salutò i due milioni di dollari annui di royalties.

Oggi, siamo più portati a festeggiare il compleanno, perché una data è di facile memoria. Poi ce lo ricorda a volte l’agenda elettronica, ma quasi sempre Mark Zuckerberg!

E dopo questo racconto di alcune piccole cose su onomastici e compleanni, vi propongo una scelta casuale di torte e dolci che potete chiedere (o pretendere -fate voi):

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Chiudo con una massima che non so di chi sia, ma la diceva spesso un caro amico di mio padre Eremberto Morozzo:

Un gentiluomo è un uomo che ricorda il compleanno di una signora, ma dimentica l’anno di nascita.

 

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