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bollito di pearà

Verona da mangiare e da bere

Di Verona tutti conoscono il pandoro, il dolce natalizio più popolare in Italia, insieme al panettone milanese. Nella mia ultima visita alla città scaligera, sistemato il problema dell’alloggio, mi sono dedicato a scoprire altri succulenti piatti della tradizione locale della cucina veronese.

I primi: bollito con pearà, risi e risotti

Risi e bisi

Risi e bisi

Pearà in veneto significa pepata, ma la salsa di pearà, che si accompagna pressoché ad ogni piatto e si esalta al massimo nel bollito misto (la principale differenza tra il bollito e il lesso è che nel primo caso si utilizzano carni di primo taglio)  è contraddistinta soprattutto dall’uso del midollo di bue, che si mischia al pane vecchio, al brodo e all’olio d’oliva.

I veronesi sono molto orgogliosi del bollito di pearà, tanto che ogni autunno ne organizzano una sagra in suo onore, ma a me non ha fatto sinceramente impazzire. Ho gustato di più i risi e bisi, un qualcosa a metà tra risotto e minestra fatto con i gustosi piselli (bisi in dialetto) di Colognola ai colli, rotondi, di colore verde brillante e dolcissimi, e il riso al tastasal, un impasto i carne di maiale. Il mio preferito comunque rimane il risotto al radicchio rosso di Verona.

I secondi: Pastissada de Caval e polenta

Pastissada_de_caval

Pastissada de caval e polenta

I Vini: Valpolicella e Soave

Soave Tommasi 1976

Vini veronesi

Il Valpolicella è un rosso ottenuto da uva corvina e rondinella, con un profumo caratteristico che ricorda le mandorle amare. E’ un vino a tutto pasto, più eclettico del bardolino, ottenuto con gli stessi tipi d’uva, che è più indicato con i primi piatti. Sono entrambi ottimi vini. Il soave, a base di uva garganega, con il suo colore giallo paglierino tendente al verdognolo che ha un sapore che non ti stanca mai, è semplicemente uno dei miei bianchi preferiti. Anche nelle versioni più economiche non delude mai.

I dolci: pandoro e nadalin

Pandoro o Nadalin?

Pandoro o Nadalin?

Anche se ha preso dal pan de oro veneziano e dal Pane di Vienna, il Pandoro è soprattutto l’evoluzione del Nadalin. Un altro dolce veronese del XIII secolo, che le famiglie storiche locali continuano a preferire alla troppo commerciale invenzione di Domenico Melegatti, fondatore dell’omonima industria dolciaria veronese, che il 14 ottobre 1894 depositò all’ufficio brevetti un dolce morbido e dal caratteristico corpo a forma di stella a otto punte, opera dell’artista Angelo Dall’Oca Bianca. Il Nadalin, rispetto al pandoro è meno alto e lievitato, e richiede una preparazione più semplice.

 

Fonte foto: wikipedia e CC flickr  Wei-Duan WooRoger e Phil McAllister

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